La noia e la creatività
Durante un intervento al TEDxReggioEmilia l'8 Ottobre 2011, Paolo Sorrentino ha anticipato (inconsapevolmente?) recenti osservazioni fatte negli ultimi anni da alcuni studi psicologici:
Per osservare bisogna avere una grande capacità di annoiarsi. Almeno per me. E per creare delle cose buone ritengo che si riescano a creare delle cose buone, man mano che la noia aumenta.
La cosa migliore è essere allenati da bambini a diventare noiosi. Cioè io faccio ancora parte di una generazione per cui i genitori erano sufficientemente disinteressati a noi da lasciarci annoiare. Purtroppo questa bella caratteristica sta un po’ svanendo, cioè i genitori di oggi tendono a evitare in tutti i modi di far annoiare i bambini. E quindi dopo la scuola li portano a fare altre attività. E quando finisce la scuola li portano ad una cosa che oggi si chiama “camposcuola”, almeno dove abito io. Coprono un po’ tutti i buchi che sono relativi alla noia.
Mentre invece la noia è esattamente la piattaforma necessaria per cominciare a creare dei mondi paralleli. Solo annoiandosi del mondo si ha la possibilità di creare un proprio mondo. Creare un proprio mondo è la massima priorità per scrivere un racconto, per scrivere un film, o per fare una canzone o un quadro.
Che cos’è la noia?
Nel libro Distracted mind c’è un capitolo dedicato alla noia e alla sua definizione.
John Eastwood della York University definisce una persona annoiata: una persona che ha una mente disimpegnata.
Altri ricercatori definiscono la noia: uno stato di relativamente bassa sollecitazione e insoddisfazione che viene attribuito ad un ambiente che non soddisfa in modo adeguato oppure l’irritante sensazione che l’attività in cui il soggetto è impegnato non abbia nessuna attrattiva e che ci sia il bisogno di passare a qualcos’altro di più interessante.
Infine secondo Erich Fromm: la noia è un’ansia sull’assenza di significato nelle attività o nelle circostanze in cui si trova un individuo.
Noia: cosa “non” fare?
Sempre nel libro Distracted mind si osserva come l’impatto della noia non consista solo nel farci passare da un’attività all’altra; sembriamo aver perso la capacità di rimanere inattivi e semplicemente tollerare la noia. Questo limita le nostre opportunità di riflessione, di pensiero profondo, o anche solo di rilassarci e lasciare che la mente vaghi liberamente conducendoci in luoghi inesplorati, poiché siamo costantemente impegnati in qualcos’altro. Inoltre, sempre nel libro leggo che il tasso di accumulo della noia è aumentato negli ultimi anni, probabilmente a causa dei cicli di gratificazione rapida e costante presenti nei media moderni. Decenni di ricerche sull’apprendimento e sul comportamento hanno dimostrato che quanto più breve è l’intervallo tra i rinforzi (le gratificazioni), tanto più urgente diventa il desiderio di completare quell’azione per ottenere la gratificazione.
Mi viene in mente la tendenza dei video brevi, iniziata da TikTok, o forse era Instagram e poi abbracciata anche da YouTube con i reel. Consumiamo questi video brevi con voracità come fossero delle ciliegie, uno tira l’altro.
Ciò di cui parlava Sorrentino nel 2011, oggi è amplificato all’inverosimile dal fatto che non appena abbiamo un momento di noia tiriamo fuori lo smartphone perchè sappiamo è pronto ad intrattenerci e darci “gratificazioni”.
Bertrand Russell nel saggio del 1930 La conquista della felicità scriveva: “Una generazione che non riesce a tollerare la noia è una generazione di uomini piccoli, nei quali ogni impulso vitale appassisce”.