Gen Z, la generazione ansiosa

L'ansia fra gli adolescenti (Gen Z) è in crescita. Perchè? Cosa si può fare?

scritto da Chung Fei Wu il Sunday, September 29, 2024

Generazione Ansiosa

L’altro giorno parlavo con una collega del libro The Anxious Generation: How the Great Rewiring of Childhood Is Causing an Epidemic of Mental Illness (tradotto “La generazione ansiosa: come il grande ricablaggio dell’infanzia sta causando un’epidemia di malattie mentali”) uscito di recente in Italia con il titolo La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli.

Nel libro Jonathan Haidt esamina l’impatto che hanno avuto gli smartphone e i social media (che fino al 2009 erano social network) sulla salute mentale della Generazione Z. Haidt sostiene che questi strumenti digitali, pur offrendo nuove opportunità di connessione e intrattenimento, abbiano anche portato a un incremento significativo dei livelli di ansia e depressione tra gli adolescenti.

La copertina del libro “La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli.”

Gen Z

La Generazione Z, spesso abbreviata in Gen Z, comprende le persone nate approssimativamente tra il 1997 e il 2012. Questa generazione è cresciuta con la tecnologia digitale e i social media come parte integrante della loro vita quotidiana.

Si tratta della prima generazione a crescere con un accesso continuo a una “realtà virtuale”, che spesso risulta più attraente ma anche più pericolosa rispetto al “mondo reale”. Questo cambiamento ha trasformato l’infanzia, che un tempo era caratterizzata dal gioco e dall’interazione fisica quindi play-based childhood (i famosi pomeriggi passati sotto casa a giocare con gli amici), in un’esperienza dominata dai dispositivi digitali, quindi phone-based childhood.

In particolare, bambini e adolescenti hanno iniziato a trascorrere molto più tempo su smartphone, social media, videogiochi e pornografia, e molto meno tempo in attività salutari come vedersi faccia a faccia con gli amici, dormire, fare esercizio fisico e leggere libri.

Molti genitori hanno perso la speranza o si sono rassegnati. Non vogliono che il loro bambino passi tutto il giorno a scorrere il dito su uno schermo, ma sono anche timorosi di lasciare i figli ad avventurarsi nel “mondo reale”. Hanno inoltre paura di togliere ai loro figli gli smartphone o i social media, per timore di condannarli all’isolamento sociale, perché “tutti gli altri” stanno online. I genitori potrebbero coordinarsi tra loro per mettere in atto quattro nuove norme (descritte poco più avanti) che possano ridurre questa “infanzia basata sul telefono”, migliorando la vita familiare e proteggendo la salute mentale dei loro figli.

Il ruolo degli adulti

Dopo aver accennato del libro alla mia collega, lei mi domanda: “Ok, ma quindi cosa dovrebbe fare un genitore?”, io tra il serio e il faceto le ho risposto: “Beh leggiti il libro”.

Onestamente il libro non l’ho ancora letto, ma se hai letto gli altri post, sai che sono argomenti che mi interessano e ho…letto :) che propone quattro regole per aiutare a liberare la generazione ansiosa e migliorare la loro salute mentale. Su un pdf ospitato nel sito del libro, ho trovato le quattro regole.

4 regole per aiutare la Generazione Ansiosa

  1. Niente smartphone prima del liceo (come norma, non come legge; i genitori possono dare ai bambini più piccoli telefoni a conchiglia, feature phone o orologi con telefono).

  2. Niente social media prima dei 16 anni (come norma, ma che sarebbe molto più efficace se supportata da leggi come l’aggiornamento proposto al COPPA o il Kids Online Safety Act.

  3. Scuole senza telefoni (utilizzare armadietti per telefoni o custodie Yondr per tutta la giornata scolastica, in modo che gli studenti possano prestare attenzione ai loro insegnanti e tra di loro).

  4. Più indipendenza, gioco libero e responsabilità nel mondo reale.

Haidt invita genitori, insegnanti, aziende tecnologiche e governi a collaborare per creare un ambiente più sicuro e di supporto per i ragazzi.

Commento finale

Trovo che le idee di Haidt siano rispettabili e purtroppo difficilmente attuabili. Quante volte al ristorante vediamo genitori che danno ai bambini lo smartphone per tenerli buoni? Non gliene faccio una colpa, sarà per stanchezza, sarà per ignoranza, sarà per pigrizia o una combinazione di questi, ma gli smartphone e i tablet hanno assunto il ruolo del televisore di quando io ero bambino tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90. Ricordo benissimo i discorsi degli educatori che sconsigliavano di “abbandonare” i figli davanti alla TV, lo stesso discorso si sta ripetendo per i dispositivi digitali.

Con la sola differenza che la TV proponeva programmi “istituzionalizzati”, quindi regolamentati e non ci poteva essere interazione tra TV e bambino.

Al contrario internet può essere come la strada sotto casa, un’automobile può investirti mentre giochi a pallone, o può essere guidata da uno sconosciuto che ti offre delle caramelle, proprio come nel “mondo reale”. E i genitori di oggi meno consapevoli forse stanno sottovalutando i pericoli di una phone-based childhood.


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